
In questo Studio si effettuano i seguenti interventi di chirurgia orale:
- estrazioni dentarie semplici e complesse
- avulsione di elementi inclusi
- germectomie
- trattamento delle anomalie di eruzione
- asportazione dei frenuli labiali e linguali
- endodonzia chirurgica, apicectomia
- asportazione di neoformazioni cistiche
- asportazione di neoplasie odontogene
- asportazione di neoplasie non odontogene
- biopsie ai fini di valutazione istopatologica
- trattamento delle scialolitiasi (asportazione dei calcoli delle ghiandole salivari)
- traumatologia dento-alveolare
- infezioni orofacciali
- implantologia
- rialzo del pavimento del seno mascellare
- rigenerazione ossea orizzontale e verticale
- chirurgia parodontale conservativa, resettiva, rigenerativa, muco-gengivale
- chirurgia pre-protesica

È una procedura di endodonzia chirurgica finalizzata alla asportazione dell’apice radicolare di un dente coinvolto in un granuloma o cisti, quando la normale devitalizzazione del dente non è sufficiente a far guarire tali lesioni periapicali.
Viene detta anche CHIRURGIA ENDODONTICA RETROGRADA perché oltre a rimuovere la porzione terminale (3 mm circa) della radice del dente (apice), si esegue la detersione ed otturazione del canale per via retrograda, ovvero dalla parte della radice e non della corona (come accade nella devitalizzazione).
Indicazioni
È indicata in presenza di:
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Granulomi o cisti periapicali persistenti
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Canali radicolari non trattabili per via ortograda (perni, strumenti fratturati, calcificazioni)
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Fallimento di precedenti terapie endodontiche
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Lesioni periapicali sintomatiche o progressive
Procedura
L’intervento si esegue in anestesia locale e prevede:
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Accesso chirurgico attraverso un piccolo lembo gengivale.
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Rimozione dell’infezione e del tessuto patologico periapicale.
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Resezione dell’apice radicolare (generalmente 2–3 mm).
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Preparazione retrograda della radice con strumenti ad ultrasuoni.
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Sigillatura apicale con materiali biocompatibili ad alta tenuta (es. MTA o bioceramici).
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Sutura del lembo e controllo post-operatorio.
Obiettivo
Eliminare definitivamente il focolaio infettivo, preservare il dente naturale ed evitare l’estrazione quando le condizioni strutturali lo consentono.
Se correttamente indicata e associata a un’accurata diagnosi clinico-radiografica, l’apicectomia offre elevate percentuali di successo e consente di mantenere in funzione l’elemento dentale nel lungo periodo.
I denti del giudizio (o terzi molari o ottavi) sono gli ultimi denti a formarsi e generalmente erompono tra i 17 e i 25 anni, ma non sempre trovano spazio sufficiente nelle arcate dentarie. Per questo motivo possono rimanere inclusi o parzialmente erotti, condizione che favorisce l’insorgenza di problemi clinici nel tempo.
🦷 Perché possono causare problemi (eziologia e patologia)
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Spazio insufficiente nell’arcata: i denti non riescono a emergere completamente.
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Inclinazione o posizionamento anomalo (disodontiasi): un anomalo processo di eruzione può determinare un errato posizionamento del dente che risulta, rispetto al dente vicino, in posizione angolare, orizzontale o malallineata.
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Difficoltà di igiene: la loro posizione posteriore li rende difficili da pulire, con accumulo di placca e batteri e tasca parodontale a carico del dente adiacente.
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Pericoronite: infiammazione dei tessuti attorno al dente parzialmente erotto.
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Carie e lesioni sui denti vicini: l’accumulo di batteri può portare a carie non trattabili o riassorbimento radicolare dei denti adiacenti.
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Cisti o tumori odontogenici: raramente, ma possibile in presenza di denti inclusi.
🛠️ Quando è indicata l’estrazione (terapia)
L’estrazione dei denti del giudizio non è sempre necessaria se la dentizione è sana, ben eretta e facilmente mantenibile con l’igiene orale. In questi casi il dente può essere monitorato nel tempo durante i controlli periodici.
Tuttavia, la rimozione viene generalmente consigliata quando si v
erificano condizioni come:
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Dolore ricorrente o infezioni (es. pericoronite).
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Carie difficili da trattare nel terzo molare o nei denti vicini.
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Malattia parodontale profonda vicino al dente.
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Cisti o tumori associati all’elemento dentale.
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Interferenza con trattamenti ortodontici o chirurgici.
La decisione clinica si basa su esame obiettivo e radiografico, in genere con panoramica e, quando necessario, tomografia.
🧬 Procedura ed elementi terapeutici
L’estrazione dei denti del giudizio è una chirurgia di piccola entità, eseguita in anestesia locale o, nei casi più complessi, con sedazione o anestesia generale. L’intervento può richiedere l’incisione della gengiva, la rimozione di osso e la sezione del dente se la posizione è defilata o inclusa.
Dopo l’intervento è importante seguire le indicazioni post-operatorie per favorire la guarigione e ridurre complicanze come infezioni o alveolite secca.
➡️ In sintesi, l’estrazione dei denti del giudizio è indicata solo quando esistono rischi reali per la salute orale. La scelta viene sempre personalizzata in base alla situazione clinica del paziente e valutata da professionisti esperti.
La chirurgia muco-gengivale è una branca della chirurgia parodontale che si occupa di correggere alterazioni della gengiva e dei tessuti molli attorno ai denti o agli impianti, con finalità sia funzionali sia estetiche.
Eziologia e indicazioni
Le principali condizioni che possono richiedere un intervento muco-gengivale sono:
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Recessioni gengivali (gengiva che si ritira scoprendo la radice del dente)
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Gengiva sottile o insufficiente (biotipo sottile)
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Ipersensibilità dentinale
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Difetti estetici del sorriso (GUMMY SMILE o sorriso gengivale)
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Preparazione dei tessuti prima o dopo terapie implantari
Le recessioni possono essere causate da:
- spazzolamento traumatico,
- infiammazione cronica,
- malocclusioni,
- piercing orali,
- biotipo gengivale sottile
- esiti di trattamenti ortodontici.
Terapia
L’intervento consiste nel riposizionamento della gengiva e, quando necessario, nell’utilizzo di innesti di tessuto connettivo o biomateriali per aumentare lo spessore e la stabilità dei tessuti. Le tecniche moderne consentono procedure mini-invasive, con tempi di guarigione rapidi e risultati predicibili nel tempo.
Obiettivo
Lo scopo della chirurgia muco-gengivale è:
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Proteggere le radici dentali
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Ridurre la sensibilità
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Migliorare l’estetica del sorriso
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Favorire la stabilità parodontale nel lungo periodo
Una corretta diagnosi parodontale è fondamentale per individuare la tecnica più indicata e garantire un risultato stabile, naturale e armonico.
La chirurgia parodontale rigenerativa, chiamata anche rigenerazione tissutale guidata (GTR – Guided Tissue Regeneration) è una procedura specialistica indicata nei casi di parodontite avanzata in cui si è verificata una perdita significativa di osso e dei tessuti di supporto del dente (PARODONTO).
Eziologia
La distruzione dei tessuti parodontali è causata dall’infiammazione cronica indotta dai batteri della placca, associata a fattori di rischio come fumo, diabete non controllato e predisposizione individuale. In alcune situazioni si formano difetti ossei verticali o infraossei, che possono essere trattati con tecniche rigenerative mirate.
Obiettivo della terapia
A differenza della chirurgia resettiva (che si limita a eliminare le tasche), la chirurgia rigenerativa mira a ricostruire i tessuti perduti, favorendo la formazione di nuovo osso, nuovo legamento parodontale e nuovo attacco gengivale.
Come si esegue
L’intervento prevede:
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Accesso chirurgico al difetto osseo
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Detersione accurata dell’area infetta
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Applicazione di biomateriali rigenerativi (innesti ossei, membrane riassorbibili o proteine bioattive)
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Sutura con tecniche microchirurgiche per favorire la guarigione

Risultati
Se correttamente indicata e associata a un rigoroso mantenimento parodontale, la chirurgia rigenerativa consente di migliorare la stabilità del dente nel tempo, ridurre la profondità delle tasche e preservare elementi che altrimenti potrebbero essere compromessi.
Una diagnosi accurata e la selezione appropriata del caso sono fondamentali per ottenere risultati predicibili e duraturi.
Il trattamento chirurgico-ortodontico dei denti inclusi è indicato quando un dente permanente, pur essendo correttamente formato, non riesce a erompere spontaneamente e rimane bloccato nell’osso o sotto la gengiva.
I denti più frequentemente interessati sono i canini superiori, ma possono essere coinvolti anche incisivi e premolari.
Cause (eziologia)
Le principali cause dell’inclusione dentale sono:
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Mancanza di spazio nell’arcata dentaria
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Posizione anomala del germe dentale
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Presenza di denti soprannumerari o ostacoli meccanici
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Persistenza di denti decidui
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Traumi in età evolutiva
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Alterazioni del percorso di eruzione o fattori genetici
Indicazioni al trattamento
Il recupero chirurgico-ortodontico è indicato quando:
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Il dente incluso è strategicamente importante (es. canino) per funzione ed estetica
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Esiste una reale possibilità di trazione ortodontica in posizione corretta
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Non vi sono segni di anchilosi o gravi riassorbimenti radicolari
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Il paziente è in età favorevole al movimento ortodontico
Obiettivo del trattamento
L’obiettivo è mantenere il dente naturale, ripristinare l’armonia del sorriso e garantire una corretta funzione occlusale, evitando soluzioni estrattive e protesiche quando possibile.
Controindicazioni
Il trattamento può non essere indicato in presenza di:
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Anchilosi del dente (fusione all’osso)
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Posizione estremamente sfavorevole o rischio di danno ai denti adiacenti
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Grave riassorbimento radicolare
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Età avanzata con prognosi ortodontica sfavorevole
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Scarsa collaborazione del paziente
Tecnica chirurgico-ortodontica
Il protocollo terapeutico si articola in fasi coordinate tra chirurgo e ortodontista:
1. Pianificazione diagnostica
Valutazione clinica e radiografica tridimensionale (CBCT quando indicata) per analizzare posizione, inclinazione, rapporti con le radici adiacenti ed eventuali riassorbimenti.
2. Fase ortodontica preliminare
Creazione dello spazio necessario in arcata mediante apparecchiatura fissa o allineatori, per consentire l’alloggiamento corretto del dente incluso.
3. Fase chirurgica di esposizione
Intervento mini-invasivo in anestesia locale, con due principali approcci tecnici:
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Tecnica a cielo aperto (open technique): il dente viene esposto lasciando una finestra gengivale che ne consente l’eruzione guidata.
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Tecnica a cielo chiuso (closed technique): dopo l’esposizione si applica un attacco ortodontico (bracket o bottone con catenella) sulla corona del dente; il lembo gengivale viene riposizionato e suturato, lasciando fuoriuscire solo il filo di trazione.
4. Fase di trazione ortodontica
Attraverso forze leggere e controllate, il dente viene gradualmente guidato nella corretta posizione in arcata, nel rispetto dei tessuti parodontali e delle radici vicine.
Una diagnosi accurata, supportata da esami clinici e radiografici tridimensionali, è fondamentale per valutare rischi, benefici e prevedibilità del risultato, pianificando un percorso terapeutico personalizzato e sicuro.


